venerdì 4 settembre 2015

SOSTEGNO PSICOLOGICO PER PICCOLI PAZIENTI ONCOLOGICI E FAMILIARI: Dalla parte dei bambini


Quando parliamo di oncologia pediatrica entriamo in un ambito molto delicato.
Spesso il bimbo sa di avere una malattia grave, ma magari non è in grado di capirne la gravità e le conseguenze. I genitori sono confusi, non sanno come comportarsi, che cosa dire.

 
I bambini, già in terapia o quando viene loro diagnosticato un tumore, hanno infatti bisogno di spiegazioni comprensibili su cosa sta accadendo e su cosa accadrà e, soprattutto, necessitano di risposte ai loro perché. Ogni bambino è un individuo, con propri bisogni e richieste. Ciò che aiuta un bambino non è detto che possa aiutare un altro. Ecco perché crediamo nella personalizzazione dell’intervento psicologico.

Alcuni bambini vogliono sapere esattamente cosa succederà loro, mentre altri vogliono conoscere solo alcuni dettagli. Alcuni vogliono sapere le cose prima che succedano, altri le vogliono scoprire al momento. 

Il progresso delle terapie delle neoplasie e l’aumento delle possibilità di guarigione ha portato alla consapevolezza che la sopravvivenza fisica non è più l’unico risultato da perseguire: oggi il mantenimento di un’adeguata qualità di vita, durante e dopo le cure, rappresenta un obiettivo irrinunciabile degli interventi sanitari in oncologia pediatrica.

Per questo motivo è riservato agli interventi psicologici e di assistenza sociale come complemento delle terapie mediche sempre maggiore spazio nella letteratura e nella pratica.

Già nel 1955 la psicoanalista Renata Gaddini De Benedetti al 2° Congresso Nazionale d’Igiene Mentale segnalò i rischi della separazione dei bambini dall’ambiente familiare e la necessità di salvaguardarli da separazioni e perdite in caso di una loro malattia. A partire da quegli anni i principali reparti ospedalieri di pediatria iniziarono ad istituire spazi dedicati al gioco, possibilità di assistenza scolastica e di soggiorno dei genitori durante la degenza.

Ciò ha comportato da un lato una maggiore partecipazione dei genitori alle cure del figlio ma nel contempo si è accompagnato ad importanti effetti sulla dimensione personale e lavorativa dei genitori, a volte forzatamente meno coinvolti in precedenza nelle cure ospedaliere dei figli.

Nel 1991 il Consiglio della S.I.O.P. ha approvato un documento, in merito all'importanza dei fattori psico - sociali nella cura e nell'assistenza del bambino affetto da tumore. Riporto alcuni dei passi salienti:

"Il supporto psico-sociale è parte integrante del trattamento delle neoplasie...
Vi è un accresciuto bisogno di approccio multidisciplinare, che includa servizi di supporto psico- sociale fin dal momento della diagnosi, così da assicurare la migliore qualità di vita.....
Le famiglie dei soggetti ammalati affrontano una crisi emozionale al momento della diagnosi.        Da quel momento in avanti, la malattia minaccia la relazione tra genitori, fratelli, sorelle e l'intero equilibrio della vita famigliare....
La crescita educativa e psicologica dei pazienti dovrebbe essere sostenuta da interventi medici, psico-sociali e sociali sugli aspetti di forza e debolezza individuali e famigliari di ogni soggetto, adeguati allo stadio evolutivo della malattia.
L'intera famiglia (genitori, paziente, fratelli e membri della famiglia in senso lato) deve essere aiutata a comprendere la malattia secondo il livello evolutivo di ognuno, e deve essere incoraggiata ad accettare la necessità di una terapia complessa e di un prolungato follow-up...".


Sebbene in Italia esistano numerosi reparti ospedalieri di oncologia ed onco-ematologia pediatrica, il numero esiguo di strutture ad alta specializzazione dà spesso luogo a fenomeni di migrazione sanitaria dalle regioni meridionali verso il nord della penisola (il 40% dei pazienti proviene da regioni diverse) e ciò rende più gravose le condizioni delle famiglie e dei pazienti che si trovano a vivere l’esperienza della malattia e delle cure.

E’ possibile distinguere due livelli di supporto psicologico per i pazienti ed i loro familiari. 

Un primo livello è svolto dall’équipe medica ed anche dal personale che si occupa del "care" quotidiano: il personale infermieristico, gli operatori sociali, gli insegnanti, gli animatori ed i volontari. Solo un’équipe allargata è infatti in grado di tollerare e contenere l’angoscia evocata dalla malattia neoplastica in un bambino e offrire sostegno alla sua famiglia.
Le modalità sono colloqui clinici e di counseling che offrono una chiarificazione dei dubbi e un contenimento emotivo; dovrebbe anche venir svolta una riunione a cadenza settimanale per la discussione delle problematiche emerse nel lavoro con i pazienti e le loro famiglie, ed una riunione mensile di supervisione per animatori, insegnanti e volontari.

Un secondo livello è quello specialistico, svolto da uno psicologo, psicoterapeuta.
Un intervento di valutazione psicologica e di supporto dei pazienti si rende necessario nelle seguenti condizioni:

  • manifestazioni di tristezza o difficoltà di comunicazione nei pazienti sottoposti ai trattamenti
  • "scarsa compliance" alle terapie
  • operazioni mutilanti, che richiedono una particolare "preparazione" all’intervento
  • pazienti adolescenti che richiedono un supporto psicologico per difficoltà nell'adattamento alla condizione di malattia
  • pazienti in fase terminale che necessitano di un "accompagnamento" fino alla fine
  • pazienti con malattia in remissione, con forti preoccupazioni circa la possibilità di ricadute o con manifestazioni psicopatologiche.

L’intervento su uno o più dei membri del nucleo familiare è necessario per queste problematiche:

  • difficoltà di adattamento alla situazione della malattia (problemi della comunicazione della diagnosi, ecc.)
  • fase dell'isolamento conseguente alla chemioterapia ad alte dosi
  • malattia in fase terminale
  • difficoltà di comunicazione nell’ambito familiare e/o con l’équipe curante
  • "lutto anticipato" che ostacola l’accudimento del figlio malato
  • condizioni psicopatologiche di un genitore che necessitano di un trattamento perché fortemente egodistoniche o perché creano un ostacolo allo svolgimento dell’attività di cura
  • difficoltà di gestione socio-assistenziale.

Gli obiettivi degli interventi sono quindi i seguenti:

  • assicurare la continuità della comunicazione
  • comprendere i bisogni manifesti ed inespressi
  • assicurare un contenimento emotivo di situazioni di disagio e d’angoscia
  • identificare e trattare eventuali condizioni psicopatologiche.

Nell’assistenza a pazienti in età infantile è spesso difficoltoso isolare le loro problematiche individuali da quelle del nucleo familiare. Obiettivo degli interventi di supporto psicologico è quindi aiutare i genitori (e soprattutto le madri) a poter mantenere le loro attività di accudimento, preservandoli dai "disturbi" provocati dall’ospedalizzazione e dall’impatto con la malattia, piuttosto che proporsi di "curare" psicopatologie, peraltro abbastanza infrequenti.

Se la condizione di malattia e di precarietà non è modificabile, lo possono essere in parte le sue conseguenze emotive. I giovani pazienti affetti da neoplasia sono portatori di molteplici bisogni che devono essere riconosciuti per un’efficace terapia.
Infatti più il paziente è privo di autonomia, più è forte la sua regressione e più si allarga l’area dei bisogni fondamentali e di quelli di sicurezza. Solo un’équipe multidisciplinare è in grado di soddisfare la varietà di bisogni di un bambino malato di tumore.
E’ rilevante quindi il ruolo di tutti gli operatori, oltre all’équipe sanitaria, alle assistenti sociali, alle insegnanti ed agli animatori e i volontari, che offrono una continuità alle parti sane del paziente durante tutto l’iter delle cure e una possibilità d’integrazione e compromesso evolutivo con la malattia.
 

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