venerdì 22 maggio 2015

Progetto Il POSTO DELLE FAVOLE

Perché narrare racconti e fiabe ai bambini in ospedale
L’esperienza di ospedalizzazione in età evolutiva rappresenta un momento di crisi per il bambino e per i suoi familiari, che interrompe l’andamento della quotidianità dell’intero nucleo: suscita, specie in caso di malattie gravi, intense angosce rispetto all’intergrità fisica e alla vita stessa e si accompagna a sentimenti di solitudine e di esclusione. L’ingresso in ospedale comporta per il bambino la perdita del proprio benessere psicofisico, del proprio ambiente, con i suoi rapporti e le sue attività; allo stesso tempo propone l’incontro ansiogeno con la malattia (propria e altrui) e con gli operatori sanitari, che (a differenza del medico di famiglia) sono portatori di messaggi di gravità e di sofferenza. In questa situazione emergono, accanto alle ansie e ai timori, intensi bisogni di normalità, che si esprimono ad esempio attraverso il desiderio di andare presto a casa, per giocare ed andare a scuola.
         La presenza di una malattia importante rischia davvero di interferire con il processo di crescita, in particolare rispetto all’acquisizione di una progressiva autonomia (con arresto o regressione dello sviluppo, in particolare sul piano emotivo-relazionale) e alla costruzione dell’identità personale (che risulta incentrata sulla patologia). D’altra parte spesso la malattia comporta anche il ridimensionamento e/o l’annullamento delle normali richieste/proposte educative.
         L’attività regolare di lettura in ospedale rappresenta una risorsa preziosa nell’ambito degli interventi a favore del miglioramento della qualità di vita durante e dopo il ricovero. Innanzitutto la lettura ad alta voce consente ai bambini malati, indipendentemente dall’età e dai limiti imposti dalle loro condizioni di malattia e di cura, di partecipare ad un’attività di elevato valore educativo mediata dalla narrazione, che oltre a costituire un piacevole intrattenimento fornisce un’occasione forse unica di rapporto con un adulto extra-familiare ed extra-sanitario, non richiedente ma elargente, anche se professionale. Inoltre, a livello emotivo-relazionale, l’offerta di incontro tramite la lettura di un testo si colloca in un campo transizionale, rappresentato appunto dalla storia, che fornisce una piattaforma delimitata e neutra rispetto al coinvolgimento personale, già sollecitato pesantemente dalle condizioni fisiche contingenti. L’apertura di un ambito transizionale consente infatti al bambino malato di disporsi in un’area di maggiore o minore vicinanza (rispetto al lettore e al racconto) in base alle proprie risorse e fragilità contingenti.
         Nello sviluppo normale la voce costituisce il ponte che il bambino getta rispetto alla distanza fisica acquisita con la capacità motoria, che lo svincola e lo separa; nell’ambito della limitazione imposta dalla condizione di ricovero, la voce consente un contatto estremamente significativo ma a distanza, garantendo il necessario rispetto del corpo e di uno spazio di sicurezza.
         La lettura ad alta voce compiuta dall’adulto aiuta anche a recuperare la fiducia nell’attenzione e nella capacità dei ‘grandi’ di comprendere e di condividere, quindi di curare. Vengono così naturalmente contenuti i sentimenti di solitudine e di incomunicabilità, e può essere superato il vissuto di fissazione atemporale dell’esistenza, a favore del recupero della continuità della propria storia di vita, che comprenda (oltre all’adesso) il passato e la prospettiva del futuro.
         L’esperienza di ospedalizzazione e di malattia può allora essere meglio affrontata, perché sentita come meno devastante, quindi superata (patologie acute) o integrata (patologie croniche) nel processo di crescita. Ascoltare molte storie aiuta il bambino a riprendere il filo della propria storia, rimettendosi in cammino e recuperando il percorso precedente. Ad alcuni bambini consente anche una maggiore elaborazione simbolica, che permette di pensare (quindi di raccontare e/o di scrivere) la propria vicenda in ospedale.
            Per molti genitori l’attività di lettura ad alta voce può rappresentare un modello di incontro con il proprio bambino, realizzabile anche da loro nel quotidiano, sia in ospedale sia a casa, con effetti positivi sulla qualità della relazione in un momento di particolare difficoltà.

mercoledì 20 maggio 2015

Un nuovo viaggio

Sognare è come sperare, è ricominciare sempre con la stessa purezza e leggerezza, è creare energie nuove, è linfa vitale a cui non si dovrebbe mai rinunciare. Questo sarà un anno ricco di sogni, di speranze, un anno di viaggi e di nuovi inizi perché ricominciare fa bene al cuore.  Ricordo con tenerezza il giorno in cui le mie certezze si sgretolarono davanti al dolore, alla sofferenza che non si può spiegare, che non ha bisogno di parole ma solo di presenza. Prendo a prestito le parole di un amico Don Luigi Verdi che 10 anni fa mi ha preso per mano in questo cammino.
"Quando la sofferenza sale fino al culmine, disarma la ragione, scandalizza la coscienza, è ladra di energia , distrugge la fiducia e la gioia, quando la sofferenza è cruda, è un corpo a corpo con la carne, con la terra, col cielo, una lotta lenta e silenziosa che ti chiede di trasformare la sofferenza in luce. Il dolore è come l'arato che solca la vita in un inverno gelido e crea ferite da cui il cuore può prendere luce e aria."
Mastica e sputa da una parte il miele, dall'altra la cera dice Fabrizio De Andrà. Nella vita ci sono momenti che sono frutto del miele, altri dove il frutto è la cera. Fare della debolezza la nostra forza, la nostra dignità, vuol dire che quella debole cera non è scarto, ma possibile alimento di luce al nostro cammino. Allora sogno un anno che sia un viaggio dentro quelle ferite per fare entrare nuova luce e nuove energie. Daniele è stato ed è la mia luce, la sua perdita la mia ferita.

Tra il dire e il fare
comincio,
cerco di resistere 
con pazienza,
di far durare
l'olio della lampada.

Come un contadino devoto,
zappo, semino e spero,
fino a che anch'io
tornerò terra,
ma terra innamorata.

(Don Luigi Verdi)